Fuck simile. La contropartita contenutistica nell’elettronica di Yato

È online da qualche giorno “Fuck simile”, il primo album del fiorentino Yato, un saggio mix di generi elettronici e contenuti da puro cantautorato

Arriva il momento in cui, mentre sei lì a continuare a scavare imperterrito alla ricerca di sempre nuove gemme nascoste nel cosmo dell’underground italiano, ti senti costretto a fermarti per poi rimanere sorpreso dalla consapevolezza che, malgrado si vivesse in un’epoca in cui fare di tutta l’erba un fascio è quasi un dogma, la potenza del singolo riesce ancora ad avere un (grande) valore e, soprattutto, un impatto emozionale assolutamente non di poco conto. È questa la sensazione che provoca l’approccio con il primo ascolto di Fuck simile (non ci si lasci ingannare da un titolo così sornione), primo album in lingua italiana di Yato, al secolo Stefano Mazzei (disponibile in rete da qualche giorno), dj e abilissimo autore di sperimentazioni “elettro-vocal” fiorentino.

GODIBILITÀ COME VETTORE – Si tratta, però – ed è questo che rende il prodotto fruibile ben oltre l’immediatezza radiofonica, poiché godibile anche in termini di interesse per la costruzione complessiva del lavoro proposto –, di un primo avvicinamento che ne contempla un secondo e anche un terzo a distanza di brevi archi di tempo, quasi in loop pur di cercare di comprendere realmente a fondo con cosa si sta avendo a che fare in quel preciso istante. L’idea sonora proposta da Mazzei, infatti, può anche apparire di facile consumo ma, di fatto, non lo è in nessun frangente. Anzi. Il buon Yato fa un uso molto coscienzioso dell’elettronica – campo che gli appartiene da lungo tempo e si sente – usandola talvolta come motore principale della pulsione sonica complessiva, altre volte non come tappeto ma come complemento indispensabile per una costruzione musicale e lirica di raro e pregevole fascino capace di toccare, forse, anche alcune corde appartenenti al cantautorato (Subsonica e Bluvertigo di Metallo non metallo e Zero a parte, in quanti casi abbiamo potuto godere di una sperimentazione tecnologica complementare a testi al limite dell’ermetismo puro?).

IL RITMO DELL’ATTUALITÀ – Corde che, ad ogni modo, non possono non coinvolgere i nativi della generazione contemporanea all’autore in questione, dal momento che vengono innalzati ad oggenti principali della riflessione complessiva tematiche come il disagio esistenziale e l’eterno scontro tra essere e apparire tipici della moderna imposizione di appariscenza collettiva. Un gran bel disco come Fuck simile è un po’ tutto questo: considerazione dei pregi e dei difetti offerti dal genere di provenienza; utilizzo di tali vantaggi e tali limiti in favore di un arricchimento del corpus compositivo proposto per tramite di un largo uso di conoscenze eterogenee assolutamente congeniali, dal rinnovamento del formato canzone (vengono in mente i Marlene Kuntz del periodo di transizione) alla pura sperimentazione vocale e ritmica in stile Peter Gabriel. Non ultima, però, aleggia per tutto lo scorrere dell’album proprio una sostanza tematica che, come si diceva, non perdona tentativi di spensieratezza e abbordaggio esclusivamente ritmico e pulsionale. Considerando proprio le argomentazioni trattate dall’autore, un titolo come Fuck simile, allora, pur prendendosi schiettamente gioco del suo simile onomatopeico, fuoriesce dalla sua conformazione apparentemente soriona per entrare di diritto nel campo del conferimento di senso reale e serioso. “Fotti il simile”, “prenditi gioco di ciò che non è o, almeno, non prova ad essere originale”, non tanto nella forma – perché, ad oggi, sembra che molto di quanto possibile sia gà stato detto e archiviato – quanto nel contenuto. Questo sembra suggerire l’esplicita dicitura che archivia l’album di Yato, quasi come un mantra che si erge a sinonimo di modo di essere, una sentenza che chiarisce ogni dubbio sulle pur non facili argomentazioni trattate – specie se sulle basi di un insieme sonoro (a metà strada tra drum and bass, trip hop e house) utilizzato troppo spesso per trasmettere ben altro se non nulla.

 

TRA IDEOLOGIA E TRASPORTO EMOZIONALE – Sull’andante sinuoso dello sciamanico incipit proposto da Servo di un’idea si comincia a delineare una sostanza decisiva in termini di suono e contesto ideologico. Di ritmo e struttura metrica se ne ha solo una parvenza perché è l’oscurità di una certa rassegnazione forzata a regnare incontrastata fino al disvelamento delle più recondite pulsazioni insite in Ormonauti, tassello indubiamente degno della miglior italo-dance/techno/house degna di casa Subsonica. Le vene cantautoriali di cui si diceva in precedenza emergono a chiare lettere in Angoli di, interessantissimo mix tra i Marlene Kuntz più intimisti e i Massimo Volume più ispirati nei frangenti poetici più doloranti e tumefatti, mentre In-nocuo si candida considerevolmente ad apice assoluto del disco, forte com’è di una costruzione ritmica e melodica quasi interamente giocata su interscambi di voci interlacciate. Mondo corrotto, in seguito, chiarisce ogni eventuale dubbio tematico sia grazie al titolo che sulle spalle di una conformazione completamente disomogenea rispetto al resto del lavoro (siamo addirittura in territori di moderno folk cantautorale semiacustico), lasciando poi spazio alle derivazioni di stampo prettamente Radiohead di Solo al piano solo confluenti nelle finali pulsazioni psichedeliche trance di Viziù, di pari passo con una versione remixata di Servo di un’idea che punta a chiudere una sorta di cerchio cromatico di suoni e concetti su un vero e proprio sfogo techno/ drum and bass terminale.

Della sostanza di un lavoro discografico come Fuck simile e di un artista come Yato si è sufficientemente detto fin da principio. La speranza è quella di veder coinvolti in un recupero di senso contenutistico, di qui a poco tempo, anche nomi più altisonanti dello specifico settore in funzione di una maggiore attrazione verso un genere fin troppo soggetto a stupro in sede di squallido approccio occasionale. Chissà che non possa rappresentare una sorta di benevola esca per cervelli coetanei già tristemente direzionati verso la considerazione del dato musicale unicamente come mero consumo o, ad andar bene, sottofondo a situazioni inconsciamente primitive e tristemente dedite a tutto tranne che al godere di qualcosa che appartenga ancora a quello strano e ambiguo mondo denominato Arte.

Stefano Gallone

Link originale: http://www.wakeupnews.eu/fuck-simile-la-contropartita-contenutistica-nellelettronica-yato/

 

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